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Testimonianza Primo Ordine

Ciao a tutti, mi presento sono fra Piergiacomo Maria e sono un frate minore cappuccino della provincia di Milano, ho 32 anni e sono in convento da cinque.

Mi è stato chiesto di scrivere alcune righe su come è nata la mia vocazione alla vita religiosa e nel riflettere su questo arduo compito, ho scoperto che non posso rispondere alla domanda. Perché? - vi chiederete - e la risposta è più semplice di quello che possiate pensare. Infatti è come se mi chiedeste: «come è nato nel cuore di Dio il desiderio di chiamarti?». La vocazione, cioè la chiamata, parte da Dio è un movimento discendete a cui noi possiamo “solo” rispondere e quindi capite che non è facile intendere o scrutare le motivazioni per le quali Dio scelga una persona piuttosto che un altra. Quello che posso fare è cercare di raccontare come nel corso del tempo questa chiamata si è fatta sentire, attraverso quali segni Dio mi ha parlato per mostrarmi, per propormi questo suo progetto su di me. 

Sicuramente posso dire che non ero il santo della parrocchia anzi, se devo essere sincero, andavo in parrocchia giusto la domenica per la messa. Avevo una compagnia di amici, che vado a trovare tuttora, andavo a divertirmi come molti altri ragazzi adolescenti e a volte nel fine settimana facevo tardi in discoteca. Lavoravo come geometra in uno studio di progettazione, avevo la mia auto e tutto sommato posso dire che non mi mancava niente. Ad un certo punto però, quando avevo un po’ più di vent’anni, ho incominciato a sentirmi stanco, inquieto, insoddisfatto di tutto ciò. Ho cercato di capire da dove venissero queste scontentezze, quali fossero le motivazioni di questo disagio che vivevo. Un bel giorno decisi di non trascorre le solite vacanze al mare con i miei amici e di dedicare il periodo delle ferie ad una esperienza di volontariato in Africa, per la precisione in Tanzania. Partii da solo, nel senso che partii con un gruppo di persone che non conoscevo, nessun amico, nessun conoscente. In questo tempo scoprii che il passare le giornate a servizio di qualcuno bisognoso, povero, abbandonato, mi rendeva felice, mi dava motivo di vivere, insomma mi sentivo vivo e quei sentimenti negativi che provavo prima erano spariti. Fu lì che mi chiesi per la prima volta se Dio mi stesse chiamando a spendere la mia vita in maniera diversa da quello che fino ad allora mi ero immaginato.

Quando tornai a casa cercai di capire come fare per ritornare in missione e se dovessi tornare da laico, da religioso, da sacerdote o cos’ altro e per quanto tempo: per qualche mese ogni tanto oppure per tutta la vita? La risposta arrivò circa due anni dopo, (intanto il tempo passava), quando durante un pellegrinaggio mariano ascoltai una testimonianza di un frate minore che ci raccontava la storia di alcuni suoi confratelli i quali durante il regime comunista pur di non abbandonare l’abito di san Francesco accolsero la morte a testimonianza della fede. Furono bruciati vivi e tra loro alcuni novizi poco più che ventenni. Non so spiegare che cosa provai durante quella testimonianza, ma sentii dentro di me un forte desiderio di imitazione, sentivo che volevo seguire quei frati! Tornato a casa feci una ricerca su internet e trovai che ad Albino in provincia di Bergamo i frati minori cappuccini facevano incontri vocazionali per giovani. Mi misi dunque in contatto con fra Marcello che era il responsabile e cominciai il cammino che mi ha portato dove sono adesso: un post novizio che il 14 di settembre emetterà la professione perpetua per essere consacrato a Dio per tutta la vita. Certo ci sarebbero molte altre cose da raccontare quali la preghiera costante di mia mamma, il fatto che, nonostante frequentassi poco la chiesa non lascia mai Dio, ma soprattutto Egli non lasciò mai me ecc. Tuttavia, come già ribadito, non abbiamo qui il tempo sufficiente per entrare nel dettaglio di tutte quelle componenti che credo abbiano portato a questo mio percorso.

Quello che in breve vi ho raccontato sono le due tappe a mio avviso più significative per il mio sì alla vita religiosa. Aggiungo infine che Dio mi ha voluto bene, mi ha amato nonostante tutti i miei peccati, le mie infedeltà e soprattutto mi ha chiamato a servirlo in una forma un po’ speciale. Spero che questo sia di testimonianza a tutti voi che leggete, capiate cioè che Dio non ama solo i perfetti (ammesso che ce ne siano), ma ama tutti, e chiama tutti a svolgere un compito particolare per l’edificazione del suo regno. Chiediamo a Dio di crescere sempre più nella capacità di lasciarci amare, così che questo amore ci trasformi ad immagine del Figlio, e…sapremo anche noi amare come Egli ci ama.

Pax et bonum. 

Quando non si impara a fermarsi ad ammirare ed apprezzare il bello,
non è strano che ogni cosa si trasformi in oggetto di uso e abuso senza scrupoli. (LS 215)
Ordine Francescano Secolare di Lombardia

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